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La Riserva, istituita nel 1995, ha una superficie totale di 345 ha. (162 nella zona A di tutela in cui ricadono gli affioramenti fossiliferi e 183 nella zona B di protezione). Essa consta di 9 distinte stazioni situate nei territori comunali di Castell'Arquato, Lugagnano, Gropparello, Vernasca e Carpaneto. La sua peculiarità, che la rende unica nel panorama delle aree protette della regione, è di essere istituita a tutela degli affioramenti di rocce sedimentarie noti alla comunità scientifica internazionale come aree tipiche del Piacenziano. Le varie stazioni  custodiscono, oltre agli affioramenti di interesse paleontologico, rupi, calanchi, voragini e ombrosi fondovalle di notevole valore paesaggistico e naturalistico. Le stazioni della riserva sono:

Un tratto di circa un chilometro di fondovalle del rio Rosello, affluente di sinistra del torrente Vezzeno. Immerso nella vegetazione il rio è fiancheggiato da scarpate di erosione di particolare altezza lungo la sponda destra, dove le acque lambiscono il piede del versante.

Caratteristiche geo-paleontologiche: lungo il corso di rio Rosello affiora una successione di livelli sabbioso argillosi talora cementati, di mare poco profondo (ambiente infra-circalitorale), le faune sono riferibili al Pliocene inferiore. La sezione di Rio Rosello presenta una giacitura trasgressiva sulle formazioni alloctone che, in base alla malacofauna presente,  dovrebbe essere riferibile al Pliocene inferiore.

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Parete in sinistra idrografica presso Badagnano: un alto contrafforte roccioso contraddistingue il versante sinistro della valle del Chero all'altezza dell'abitato di Badagnano.

Caratteristiche geo-paleontologiche: l'incisione operata dal torrente Chero ha portato alla luce depositi sabbiosi incoerenti del Pliocene superiore (Piacenziano) contenenti rare faune a molluschi di ambiente infralitorale. La base dell'affioramento è caratterizzata da un livello a maggiore componente argillosa in cui si rinvengono Natica tigrina, Turritella tornata, Aphorrais pesplecani, Xenophora crispa.

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Sul lato destro della val Chero, praticamnete di fronte alla stazione n. 2 si apre la boscosa valle di rio carbonaro. Nelle aree calanchive che si fronteggiano ai due lati del corso d'acqua sono presenti affioramenti ricchissimi di resti fossili.

Caratteristiche geo-paleontologiche: tra i calanchi di Rio Carbonaro e la voragine nei pressi di Osteria di Montezago affiora una successione di sedimenti argilloso sabbiosi molto ricchi di malacofauna marina tipica di ambiente circalitorale (età Piacenziano) che costituiscono la base dell'affioramento di Rio Stramonte in Val Chiavenna. L'importanza della località è legata soprattutto al ritrovamento di cetacei.  Nel 1816 Giuseppe Cortesi rinvenne uno scheletro acefalo di balenottera. Nel 1983 è stato recuperato un cranio di Balenottera acutorostrata in buono stato di conservazione (conservato nel Museo geologico di Castell'Arquato)

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Localizzata a breve distanza dalla località Osteria di Montezago, lungo la strada che collega la valle del Chero con quella del Chiavenna, si presenta con una stretta forma ad anfiteatro ed è circondata dalla vegetazione. Essa è caratterizzata da uno stupendo canion inciso in profondità nelle argille plioceniche. I versanti a strapiombo si articolano in ripide creste e guglie acuminate di grande suggestione e custodiscono uno dei siti paleontologici storicamente più significativi della Riserva.

Caratteristiche geo-paleontologiche: tra i calanchi di Rio Carbonaro e la voragine nei pressi di Osteria di Montezago affiora una successione di sedimenti argilloso sabbiosi molto ricchi di malacofauna marina tipica di ambiente circalitorale (età Piacenziano) che costituiscono la base dell'affioramento di Rio Stramonte in Val Chiavenna. L'importanza della località è legata soprattutto al ritrovamento di cetacei. In prossimità del colle della Torrazza nell'Ottocento Giuseppe Cortesi rinvenne gli scheletri fossili di un elefante, un rinoceronte, un delfino e una balena (tutti trasferiti al Museo di storia naturale di Milano e distrutti un bombardamento nella seconda guerra mondiale)

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A breve distanza dalla voragine di Osteria di Montezago si trova la stazione più estesa della Riserva: si tratta dei calanchi posti in sinistra idrografica di rio Stramonte, lungo una vallecola che costeggia longitudinalmente la val Chiavenna dalla quale è separata da una collinetta che da Chiavenna Rocchetta sale fino all'abitato di Prato Ottesola. Il sito tutela un affioramento calanchivo con alte creste e profondi solchi che interrompono la copertura boschiva. Queste morfologie erosive mettono in luce argille sabbiose e arenarie ricche di fossili.

Caratteristiche geo-paleontologiche: la successione sedimentaria affiorante nei calanchi di Rio Stramonte rappresenta la naturale prosecuzione degli affioramenti della voragine nei pressi di Osteria di Montezago (ambiente circalitorale). Il graduale aumento degli strati sabbiosi da monte verso valle e le differenti associazioni faunistiche documentano il progressivo abbassamento del livello marino durante il Piacenziano. Nel rio Stramonte nel 1899 vennero rinvenuti numerosi ossami di un cetaceo misticeto (conservato presso l'Università di Parma). Nei pressi dei calanchi di rio Stramonte sono stati rinvenuti numerosi dischi intervertebrali e vertebre caudali di cetaceo (Museo geologico di Castell'Arquato). Nel 1990 nei calanchi di Rio Stamonte rinvenuta parte del cranio di un delfino con impronta del neurocranio (Museo geologico di Castell'Arquato). Sulla collinetta di Chiavenna Rocchetta nel 1980 è stata rinvenuta una piccola accetta in serpentino del neolitico (Museo geologico di Castell'Arquato)

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Un tratto di greto di grande interesse paleontologico e stratigrafico posto subito a valle dell'abitato di Castell'Arquato. Il torrente scorre fiancheggiato da scarpate di erosione di discreta altezza lungo le quali è ben esposta una successione fossilifera di grande interesse.

Caratteristiche geo-paleontologiche: la successione sedimentaria affiorante nell'area calanchiva compresa tra Lugagnano e Castell'Arquato è stata storicamente adottata come sezione tipo del Piacenziano. Essa è caratterizzata alla base dalla presenza di argille contenenti faune di ambiente epibatiale su cui poggiano sedimenti via via più sabbiosi di ambiente circalitorale e infralitorale. La progressiva scomparsa delle specie tipiche di mari caldi all'interno della successione indica un deterioramento climatico che culminerà all'inizio del Pleistocene con l'arrivo di ospiti boreali del Nord Atlantico (Arctica islandica). Nel 1982 rinvenimento di un granchio fossile al tetto dei livelli calcarenitici posti appena a valle del ponte stradale di Castell'Arquato (Museo geologico di Castell'Arquato).

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Il maestoso anfiteatro calanchivo di Monte Giogo domina il paese di Lugagnano, in val d'Arda. Esso è caratterizzato da ripidissime balze mosse da sottili creste dentellate e si offre come uno dei punti di maggiore importanza della Riserva sia sotto l'aspetto paleontologico che paesaggistico.

Caratteristiche geo-paleontologiche: la successione sedimentaria affiorante nell'area calanchiva compresa tra Lugagnano e Castell'Arquato è stata storicamente adottata come sezione tipo del Piacenziano. Essa è caratterizzata alla base dalla presenza di argille contenenti faune di ambiente epibatiale su cui poggiano sedimenti via via più sabbiosi di ambiente circalitorale e infralitorale. Sui calanchi tra Castell'Arquato e Lugagnano nell'Ottocento Carlo Mayer istituì lo stratotipo del Piacenziano.  A Monte Giogo Giuseppe Cortesi nel 1831 rinvenne uno scheletro di rinoceronte, Podestà nel 1842 lo scheletro di un delfino.

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Poco a valle di Monte Giogo, in direzione del borgo di castell'Arquato, sotto le cime dei monti Padova e Falcone nel folto del bosco spiccano alte creste separate da profondi solchi dove affiorano argille e sabbie piacenziane.

Caratteristiche geo-paleontologiche: la successione sedimentaria affiorante nell'area calanchiva compresa tra Lugagnano e Castell'Arquato è stata storicamente adottata come sezione tipo del Piacenziano. Essa è caratterizzata alla base dalla presenza di argille contenenti faune di ambiente epibatiale su cui poggiano sedimenti via via più sabbiosi di ambiente circalitorale e infralitorale. Sui calanchi tra Castell'Arquato e Lugagnano nell'Ottocento Carlo Mayer istituì lo stratotipo del Piacenziano. Su Monte Falcone Podestà nel 1840 rinvenne uno scheletro acefalo di Cetotherium e nel 1875 uno scheletro completo e ben conservato di Balenottera acutorostrata (Universtità di Parma). Antonino Menozzi nel 1934 scoprì uno scheletro di cetaceo misticeto (Museo geologico di Castell'Arquato)

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Lungo il versante sinistro della valle dell'Ongina coltivi e lembi di bosco fanno da cornice ai calanchi di Monte La Ciocca. L'erosione ha inciso in maniera mirabile le argille di colore grigio-azzurrognolo del Pliocene inferiore che verso l'alto passano a sabbie di colore giallastro.

Caratteristiche geo-paleontologiche: i calanchi di Monte La Ciocca sono impostati in sedimenti del Pliocene inferiore prevalentemente argillosi con faune epibatiali passanti verso la sommità a depositi con malacofaune circalitorali. Nel 1897 nel rio della baina venne scoperto uno scheletro incompleto di balenottera (Università di Parma). Nel 1986 su Monte La Ciocca sono state recuperate parti scheletriche (vertebre, mandibolare, porzione di cranio e coste) di balenottera acutorostrata (Musoe geologico di Castell'Arquato).

Particolarmente significativo l'aspetto paesaggistico dell'area con consistenti fioriture che connotano tutta l'are dei calanchi di Monte La Ciocca nella tarda stagione primaverile.

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